La rinascita della Siria: Come l’Italia può contribuire attivamente
di Ludovica Mattera
La stabilità siriana è importante per l’Italia
La Siria, fin dalla fine del secondo conflitto mondiale, è stata caratterizzata da discontinuità politica: è stata teatro di innumerevoli transizioni di potere, colpi di stato, conflitti civili, un duraturo regime dittatoriale e degli stravolgimenti portati dalle primavere arabe. Con la recente caduta del regime di Bashar al-Assad, nel novembre del 2024, si è inaugurata una nuova stagione per il paese. Tuttavia, la dittatura ha segnato profondamente questo territorio, lasciando una dolorosa e pesante eredità: uno stato strutturalmente gravemente frammentato e indebolito, con la necessità di consolidare un nuovo governo, sotto la guida di Ahmad al-Sharaa.
In questo contesto, sarebbe auspicabile che l’Italia agisse concretamente, mettendo in atto un approccio proattivo. La Siria, infatti, non deve essere ritenuta geograficamente o politicamente lontana: la sua instabilità crea un vuoto di potere che potrebbe rappresentare una grave minaccia alla sicurezza, sia per l’Europa che per l’Italia, in quanto costituisce uno dei nodi nevralgici del Mediterraneo, sia data la sua centralità territoriale, sia data la presenza della base navale di Tartus, ma anche per l’oleodotto Kirkuk-Baniyas.
L’Italia, fin dalla caduta del regime e dalla costituzione del nuovo governo, ha dimostrato di voler ricostruire la rete di rapporti diplomatici, dimostrando un’ammirevole lungimiranza strategica: è stata la prima nazione del G7 a riaprire l’Ambasciata a Damasco, nel luglio 2024, nominando Stefano Ravagnan come Ambasciatore. Questo dimostra quanto il governo italiano sia interessato e abbia ragione di esserlo nel ristabilire una partnership bilaterale con la Siria.
Teoria della fragilità statale:analisi della Fragilità Sistemica e parametri OCSE
L'instabilità siriana del 2026 può essere analizzata attraverso la State Fragility Theory, secondo cui uno Stato non fallisce solo per l’assenza di un governo centrale forte, ma per l'incapacità di fornire sistematicamente i tre beni pubblici essenziali: sicurezza, legittimità e welfare.
In linea con i parametri dello States of Fragility Report dell'OCSE, l'azione dell'Italia mira a contribuire fattivamente ad un processo di State-building che vada oltre la dimensione militare e agisca anche sulla peculiare 'fragilità multidimensionale' siriana, attraverso il rafforzamento delle competenze burocratiche, la riattivazione dei servizi essenziali e una vera e propria operazione di de-risking geopolitico.
Una riduzione strutturale e concreta della fragilità istituzionale di Damasco e delle province siriane significherebbe, infatti, neutralizzare alla radice i vettori di instabilità come, ad esempio, i flussi migratori irregolari, che trovano terreno fertile proprio dove l'autorità statale è assente o delegittimata. Pertanto, la stabilizzazione della sovranità siriana non rappresenta solo un obiettivo di politica estera, ma una necessità per la sicurezza italiana, per cui l’immigrazione irregolare dalla rotta siriana costituisce una considerevole criticità.
Su questo punto è molto chiara anche l’analisi riportata dal Dipartimento delle informazioni per la sicurezza (DIS):
“La futura stabilità siriana dipenderà dalla capacità della nuova compagine al Governo di gestire l’elevata eterogeneità del Paese, creando nuove istituzioni inclusive, nonché dall’effettiva ripresa economica della Siria, il cui tessuto produttivo appare annullato da oltre tredici anni di conflitto interno e la cui popolazione risulta in larga parte composta da sfollati interni e da rifugiati all’estero.”
Il DIS evidenzia anche il dato preoccupante: il notevole incremento dei flussi migratori diretti dall’area siriana verso l’Italia, come dimostra il grafico sotto riportato:
Fig. 1: Rotta migratoria Siria-Italia, confronto 2023/2024, tratto dalla Relazione Annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2025. Fonte: sicurezzanazionale.gov
Azione in loco
In linea con i principi delineati dal “Piano Mattei per il Medio Oriente”, per l’Italia potrebbe essere strategico concentrarsi sulla creazione di poli formativi d'eccellenza, sovvenzionando l’istruzione e le infrastrutture mediche ad Aleppo e Damasco, così da non agire unicamente in via assistenziale e solidale, ma investendo anche sulla ricostruzione di un tessuto infrastrutturale che permetta alla Siria di acquisire nuovamente l’autonomia necessaria sia per offrire ai propri cittadini servizi adeguati ma anche, in una prospettiva di ampio respiro, favorire la centralizzazione dell’erogazione delle attività di competenza statale, contrastando la parcellizzazione del potere e favorendo così, indirettamente, sicurezza nazionale.
Attualmente l’azione italiana si è focalizzata principalmente sul rafforzamento del sistema sanitario, contribuendo ad esempio con l’invio di un carico umanitario di materiali elettromedicali con l’obiettivo di migliorare le capacità diagnostiche e terapeutiche delle strutture ospedaliere. Offrire prospettive professionali concrete alle nuove generazioni siriane significa, per l'Italia, intervenire direttamente sulle cause profonde della migrazione, portando ad una riduzione delle rotte di traffico illegali gestite dai trafficanti.
A differenza di altri attori geopolitici che adottano strategie finalizzate ad estendere la loro influenza al di fuori del territorio nazionale con mezzi di tipo militare, l’Italia ha fatto propria una nuova prospettiva: quella di promuovere progetti che riducano la necessità di migrare.
Attraverso l'azione operativa dell'Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS), nello specifico col bando "Emergenza Siria 2025/2026", si è stabilita come priorità quella di finanziare l'attivazione di poli di formazione tecnica e professionale, fornendo ai giovani siriani competenze specialistiche certificate, offrendo in tale modo un'alternativa concreta alle opportunità offerte dai canali dell'emigrazione irregolare e dalla possibilità di crearsi un futuro più promettente al di fuori del paese.
Fig. 2: Daraa, Syria. Autore: Mohamad Abazeed Agenzia: AFP
Un altro esempio meritevole di interesse è l’attivazione del progetto “Integrated Protection and Education Initiative for Community Resilience in Qudsaya”, da ottobre 2024, che fornisce servizi di istruzione e protezione, tra cui la riabilitazione delle scuole, realizzato dall’Associazione Volontari per il Servizio Internazionale (AVSI) con la coordinazione della Farnesina e dell’AICS e grazie anche al contributo del Syria Humanitarian Fund (SHF).
Ricostruzione
Il contributo italiano potrebbe risultare ancora più efficace e strategicamente ottimale se riuscisse a configurarsi come un’operazione di Institutional Building, mirata a sanare la frattura tra la sovranità formale e il controllo territoriale effettivo.
Considerando la cornice normativa della Risoluzione ONU 2254 che fornisce i parametri necessari per calibrare un intervento legittimo, l’Italia potrebbe esercitare il ruolo di “honest broker” tra il governo centrale di Damasco e le zone sulle quali quest’ultimo non detiene il potere effettivo, ovvero le autonomie amministrative del Nord, le aree curde e sunnite. In questo senso, dunque, l’intervento italiano potrebbe tradursi nell'implementazione di un processo di facilitazione del dialogo interistituzionale o fra i diversi poli di potere, favorendo una ricomposizione statuale "dal basso". La stabilizzazione di queste aree periferiche è la condizione sine qua non per la trasformazione della Siria non solo in un paese stabile, ma anche in un partner affidabile, specialmente in relazione alla gestione dei confini. L’Italia potrebbe sostenere la Siria nell’assumere la postura necessaria ad implementare un controllo sistemico dei flussi migratori e neutralizzare le zone franche utilizzate dalle reti criminali per diversi scopi, tra cui i traffici illeciti di persone e di sostanze.
In questo contesto si inserisce, per esempio, il caso del Captagon, emerso grazie anche alle attività investigative della Polizia italiana. Nello specifico questo caso si riferisce alla scoperta, dopo la caduta del regime, di innumerevoli laboratori clandestini destinati alla produzione di anfetamine, nascosti nelle vicinanze di Damasco, dimostrando come il paese avesse assunto, favorito dalla delicata situazione politica, anche il ruolo di narco-stato durante il conflitto.
L'Italia, attraverso il coordinamento del MAECI e le competenze tecniche della Fondazione Med-Or, potrebbe farsi promotrice di centri di eccellenza medica e poli di innovazione tecnologica. Sotto il profilo analitico, questo approccio si basa sulla Human Capital Theory: è fondamentale sia lavorare sulla formazione della classe dirigente medica, ingegneristica e amministrativa locale, sia implementare ed estendere l'iniziativa "Ospedali Aperti", lanciata nel 2017 da Fondazione AVSI e promossa dal Cardinale Mario Zenari, sostenuta anche da istituzioni come il MAECI e l'AICS. La riduzione della mancanza di servizi essenziali risulta coerente con la strategia di riduzione delle spinte migratorie e, in questo contesto, il rafforzamento del sistema sanitario costituisce uno dei punti fondamentali.
È evidente che l'obiettivo strategico non è la mera fornitura di servizi, ma l'attivazione in Siria di un processo di sviluppo e di crescita a lungo termine.
Fig. 3: Piano Mattei per l’Africa
Mediazione
Il potenziale vantaggio dell'Italia nell’intervenire nel quadrante siriano risiede nella sua natura di potenza percepita come un attore autorevole, ma non invasivo. A differenza di altri attori, la cui presenza è storicamente legata a logiche militari, come dimostra la presenza russa nelle basi di Tartus e Hmeimim, l'Italia persegue obiettivi di cooperazione, promuovendo stabilità sociale e commerciale.
In quest’ottica, risulterebbe importante istituire un "Partenariato di Sicurezza Mediterranea", ovvero un forum bilaterale, tra Roma e Damasco, finalizzato al coordinamento della sicurezza marittima e al contrasto del crimine transnazionale. Tale partenariato non dovrebbe essere inteso come un'alleanza militare, ma come uno spazio di cooperazione tecnica e di intelligence, volto a proteggere le rotte del Mediterraneo Orientale e a garantire la sovranità siriana contro interferenze destabilizzanti.
Conclusione
La Siria del 2026 potrebbe risultare un partner geopolitico fondamentale per l’Italia e il perseguimento di alcuni obiettivi d'interesse nazionale. L’intervento italiano sul territorio siriano, se effettuato con un approccio innovativo e che si distacchi dalla retorica tradizionale, consentirebbe all’Italia di affermarsi sempre più come potenza rilevante e significativa nel Mediterraneo.
La stabilità siriana è la condizione sine qua non per la sostenibilità dell’India-Middle East-Europe Economic Corridor (IMEC): la messa in sicurezza del Levante riduce i rischi sistemici per il commercio italiano ed europeo, trasformando un'area di conflitto, in una piattaforma di transito sicura tra l'Indo-Pacifico e il bacino del Mediterraneo.
L’eventuale successo di questa strategia potrebbe essere l’inizio di una riflessione sulla strutturazione di ciò che potrebbe essere definito "Modello Italia", ovvero una mediazione diplomatica non predatoria, fondata sull’investimento sul capitale umano e sul coordinamento multilaterale. I vantaggi non sarebbero solo legati all’immagine italiana all’estero e alla costruzione di una political reputation positiva a livello internazionale e, in particolare in Medio Oriente, ma consisterebbero anche nella diminuzione della proliferazione di nuove ondate migratorie
La sfida del 2026 è chiara: una Siria stabile potrebbe essere la chiave per un'Italia più sicura e maggiormente impegnata e presente in una parte fondamentale dell’area mediterranea in cui i processi di stabilizzazione e ricostruzione istituzionale sono tradizionalmente tortuosi e complessi. L’Italia potrebbe essere l’apripista di un nuovo modus operandi e acquisire una rinnovata credibilità a livello internazionale.
Riferimenti
MAECI, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. ‘L’Ambasciatore - Ambasciata d’Italia a Damasco’. n.d. Accessed 16 January 2026.
AICS, Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. ‘Bando Emergenza Siria 2025/2026 - Linee guida e priorità d’intervento’. Accessed 16 January 2026.
AVSI, Fondazione. ‘Integrated Protection and Education Initiative for Community Resilience in Qudsaya’. Accessed 12 January 2026.
Governo Italiano, Presidenza del Consiglio dei Ministri. ‘Piano Mattei per l’Africa’. n.d. Accessed 16 January 2026.
MAECI, Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. ‘Carico umanitario della Cooperazione italiana atterrato oggi in Siria’. 23 September 2025.
AVSI, Fondazione. ‘Progetto Ospedali Aperti in Siria - Sostegno al sistema sanitario nazionale’. Accessed 15 January 2026.
DIS, Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza. ‘Relazione sulla politica dell’informazione per la sicurezza 2024’. 2025.
ONU, Consiglio di Sicurezza. ‘Risoluzione 2254 (2015) sulla situazione in Siria’. n.d. Accessed 16 January 2026.
Polizia di Stato. ‘Operazione internazionale contro il traffico di Captagon: sequestri e laboratori clandestini’. 15 October 2024.

