Le relazioni italo-latinoamericane dall’immediato post-Guerra fredda a oggi

di Donato Langone

Abstract

Il presente articolo analizza i rapporti italo-latinoamericani dalla fine della Guerra fredda a oggi, sottolineando il ruolo delle Conferenze Italia-America Latina e Caraibi come strumento di politica estera per il dialogo con il subcontinente. Durante la Guerra fredda, la diplomazia italiana si caratterizzò per un significativo impegno verso l’America Latina, consolidato con la nascita nel 1966 dell’Istituto Italo-Latino Americano (IILA) e con il sostegno alle transizioni democratiche nel Cono Sud e per la pace in America Centrale.

Negli anni Novanta le relazioni con i Paesi latinoamericani attraversarono tuttavia fasi di minore incisività, mentre nel 2003 fu istituzionalizzata la Conferenza Italia-America Latina, inizialmente con finalità di dialogo economico-imprenditoriale tra la Regione Lombardia e le nazioni del subcontinente, successivamente trasformata in una piattaforma politica grazie al Ministero degli Affari Esteri (MAECI) e della Cooperazione Internazionale e lo stesso IILA.

Il ruolo dell’Italia in America Latina nell’ordine internazionale post-Guerra fredda

Negli anni Novanta, l’America Latina visse un processo di democratizzazione, successivo alla caduta dei regimi militari e alla conclusione delle guerre civili. In tale contesto, l’Italia ridusse il proprio impegno verso l’area a causa delle vicende in Europa, poiché il conflitto nei Balcani e l’adesione al Trattato di Maastricht portarono il Belpaese ad occuparsi degli affari continentali. La politica estera italiana si focalizzò prevalentemente sulla cooperazione allo sviluppo, l’assistenza ai connazionali, iniziative imprenditoriali e lotta al narcotraffico [1].

La vocación latinoamericana fu mantenuta attraverso visite istituzionali nel subcontinente [2]. Secondo il Ministro degli Affari Esteri Susanna Angelli, l’Italia commise l’“errore politico” di aver trascurato l’area [3]. Il fine, però, rimase funzionale all’internazionalizzazione di aziende italiane nel mondo, senza tradursi in una strategia politica. In questa fase, infatti, venne ripresa la diplomazia dei viaggi attuata durante la Guerra fredda, volta ad affermare la presenza fisica italiana nel Cono Sur [4]. Durante questo decennio l’America latina apparve come il “continente dimenticato” dalla politica estera italiana, anche alla luce della riduzione dell’“Aiuto Pubblico allo Sviluppo” (APS) [5].

I Presidenti del Consiglio che diedero maggiore risalto alla regione furono Romano Prodi, Massimo D’Alema e Giuliano Amato. In occasione della visita a Roma del capo di Stato uruguayano Julio Maria Sanguinetti, ad esempio, fu ribadita la volontà dei due Paesi di collaborare negli organismi multilaterali, con particolare attenzione alla lotta al narcotraffico e alla corruzione, e incrementare i rapporti tra Unione Europea (UE) e Mercado Común del Sur (MERCOSUR) [6].  L’esecutivo italiano promosse i rapporti in virtù della solida tradizione di legami tra l’Italia e l’America Latina, valorizzando un dialogo multilivello che coinvolgeva la collaborazione accademica e imprenditoriale, la cooperazione giudiziaria, la protezione ambientale e la lotta alla criminalità [7]. La narrazione di amicizia era funzionale al disegno strategico di relazioni tra Roma e nazioni latinoamericane. Il governo espresse infatti la volontà di promuovere operazioni finanziarie nell’area, chiedendo alla Banca europea per gli investimenti di intensificare le attività nel subcontinente [8]. Nel 1997, il Ministro degli Affari Esteri Lamberto Dini sottolineò che il Brasile – in quel momento storico – si trovasse al primo posto nell’interscambio con gli altri Paesi della regione, auspicando un ulteriore rafforzamento [9]: per questa ragione continuarono i viaggi diplomatici per intensificare i vincoli politici ed economici tra le due sponde dell’Atlantico [10]. Un tema dibattuto con numerosi Stati – tra cui il Cile – fu la riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite [11]. Grazie agli accordi dell’UE, l’Italia consolidò l’impegno anche nei confronti degli organismi regionali latinoamericani e si adoperò affinché Stati come il Messico concludessero accordi con l’Europa [12].

Nel 1999, il Vertice di Rio tra UE e ALC promosse una cooperazione articolata su tre pilastri: politico, economico e cooperazione scientifica e culturale [13]. Per l’Italia fu l’occasione di incrementare i rapporti in un quadro più ampio, puntando nell’ingresso di nuove aziende nell’area MERCOSUR, in Cile e Venezuela [14]. Dini ribadì la necessità di incentivare relazioni in America Centrale [15] con l’obiettivo di promuovere un “Sistema Italia” nella regione [16]. Tuttavia, crisi locali, come quella argentina, e la “guerra al terrorismo”, portarono Roma a ridimensionare le proprie priorità, concentrandosi su tematiche già affrontate.

In questo contesto, il Capo di Stato Carlo Azeglio Ciampi – dopo aver visitato Brasile e Uruguay – si recò in Argentina per manifestare la sua solidarietà [17]. Il Presidente sostenne la retorica della latinità, definendola: «né una razza, né un’ideologia, ma un legame di civiltà» [18]. L’Italia fornì aiuti sostenendo le piccole e le medie imprese (PMI) e il servizio sanitario – per un complessivo di cento milioni di euro – ma l’assenza di una politica estera strutturata portò ad azioni isolate [19]. In questo frangente, furono importanti le associazioni argentine presenti in Italia, che offrirono assistenza ai connazionali e promossero raccolte fondi [20]. In questo decennio, la politica estera italiana in America Latina fu caratterizzata principalmente da interessi economici e commerciali, senza tradursi in una vera e propria strategia. Parallelamente, nel subcontinente, la vittoria di candidati di sinistra diede inizio alla stagione del giro a la izquierda [21], che portò leader progressisti al potere.

L’Italia in America Latina nel nuovo millennio

Durante il secondo governo di Silvio Berlusconi, il Presidente venezuelano Hugo Chávez visitò Roma. Dopo la firma dell’Accordo Quadro di Cooperazione a febbraio 2001 [22], discussero di investimenti infrastrutturali e ferroviari, rimarcando l’importanza italiana di sostenere le imprese in America Latina. La crisi venezuelana spinse l’esecutivo forzista a mantenere una posizione equilibrata, dettata dalla tutela dei connazionali e degli interessi economici. L’assistenza dei cittadini italiani all’estero – che stavano affrontando momenti critici in Argentina e Venezuela – fu portata avanti attraverso rapporti di collaborazione in ambito sanitario [23]. Invece, nei confronti di Cuba, Roma condannò duramente il regime.

Il cambiamento politico nell’area latinoamericana coincise con i governi Berlusconi. Fu proprio quest’amministrazione ad inaugurare un nuovo strumento di politica estera nel dialogo tra le due aree: la Conferenza Italia America Latina e Caraibi (Italia-ALC). L’iniziativa fu promossa dalla Regione Lombardia, dalla Camera di Commercio di Milano e da alcuni centri studi, con il sostegno del ministero degli Affari Esteri, finalizzata a rafforzare i rapporti bilaterali e la cooperazione [24]. Il primo incontro, tenutosi a Milano ad ottobre 2003, ambiva a fortificare il ruolo italiano in una rinnovata partnership tra UE e ALC [25].

I temi affrontati – assistenza ai connazionali; cooperazione internazionale; diritti umani; integrazione dei mercati; investimenti produttivi; sicurezza; sviluppo locale [26] – riflettevano la volontà di un confronto stabile. La Conferenza si configurò come “principale occasione di incontro e cooperazione del Sistema Paese Italia con i Paesi dell’America Latina” [27]. Roma promosse il modello della PMI e dei distretti industriali nello spazio latinoamericano che – secondo la narrativa governativa – condividono molte affinità con l’Italia [28]. L’iniziativa fu significativa, poiché avrebbe rappresentato uno degli spazi principali di dialogo e circolazione delle idee. Tuttavia, anche dopo l’istituzione del Tavolo per l’America Latina, le relazioni italo-latinoamericane non ottennero miglioramenti sostanziali, muovendosi nella continuità basata sulla cooperazione allo sviluppo, la democrazia e i rapporti economici. I due esecutivi di Berlusconi operarono nel solco della continuità.

Nonostante la creazione delle Conferenze Italia-ALC, tuttavia, non vi fu un balzo in avanti nei rapporti transatlantici, limitandosi ai temi tradizionali. Si dovrà invece attendere il secondo governo Berlusconi per registrare questo slancio, ovvero quando le relazioni iniziarono ad assumere una dimensione politica ed intergovernativa. Infatti, durante la sua presidenza – tra il 2006 e il 2008 – si celebrò il quarantesimo anniversario della nascita dell’Istituto Italo-Latino Americano (IILA) [29] e la III Conferenza. Riguardo al primo evento, si evidenziò il ruolo dell’istituto come attore promotore di diverse attività di collaborazione scientifica, valorizzazione del patrimonio culturale latinoamericano in Italia e sostegno alle PMI, finalizzato a favorire uno sviluppo possibile e socialmente più giusto [30]. L’IILA, infatti, rivendicò il proprio ruolo nell’incentivare la conoscenza dei Paesi dell’America Latina e nella costruzione di intese collaborative, rimproverando l’eccesso di “strabismo” europeo nei confronti del subcontinente [31]. L’allora Ministro degli Affari Esteri, Massimo D’Alema, poi, sostenne un coordinamento tra l’istituto e la Farnesina, prevedendo riunioni periodiche tra i due enti [32]. L’organizzazione intergovernativa tornava a rivestire una funzione cruciale nel dialogo con la regione.

Per quanto riguarda la III Conferenza,  si tenne a Roma, sancendo l’alternanza tra la Capitale e Milano per gli incontri successivi [33]. A partire da quest’edizione, le finalità economiche iniziavano a integrarsi con quelle politiche [34]. Vi fu un marcato attivismo diplomatico in America Latina, caratterizzato dall’aumento delle visite ufficiali e dal miglioramento delle relazioni bilaterali e multilaterali [35], segnando il 2007 come anno di rilancio dei rapporti latinoamericani. Questo rinnovo istituzionale, tuttavia, si concluse l’anno successivo, a causa della conclusione anticipata dell’esecutivo Prodi. I due anni di governo risultarono significativi: l’IILA venne valorizzato come fautore di un’intesa maggiore con il subcontinente e le Conferenze divennero strumenti concreti di politica estera che non avevano solo fini economici, ma anche politici. 

Con il Vertice di Madrid tra UE e ALC del 2010 sembrò registrarsi una nuova ripresa dei rapporti. In occasione del Bicentenario dell’indipendenza dei Paesi latinoamericani, infatti, il governo di centro-destra celebrò numerose iniziative culturali [36]. Nell’ambito della diplomazia dei viaggi, il Presidente del Consiglio Berlusconi si recò in Brasile per progetti commerciali e a Panama per un accordo in ambito securitario [37]. Nell’ottobre dell’anno successivo si tenne la V Conferenza Italia-ALC, preceduta da un processo preparatorio di cinquanta iniziative in diverse città italiane [38]. Vi furono tre temi chiave: buone pratiche per il sostegno alla cooperazione industriale e finanziaria e lo sviluppo delle PMI; buone pratiche per la sicurezza democratica; politiche economiche per l’integrazione [39]. Tra le novità riscontriamo la crescita degli operatori economici coinvolti e l’incarico affidato all’IILA di Segretario permanente [40]. Inoltre, furono individuati una serie di settori di mutuo interesse per le successive agende con lo scopo di realizzare progetti comuni, affidando all’Istituto il ruolo di seguire l’andamento dei programmi proposti [41]. Il Sottosegretario agli Affari Esteri, Enzo Scotti, sottolineò la necessità di istituzionalizzare la Conferenza, per renderla più incisiva nell’ambito cooperativo [42]. Inoltre, nel mezzo della crisi economica globale, l’Italia destinò il 15% dei fondi della cooperazione allo sviluppo all’America Latina [43].

Dal governo tecnico alla pandemia di Covid 19

A partire dagli anni Dieci, con Giulio Terzi di Sant’Agata, ministro degli Esteri dell’esecutivo di Mario Monti, sostenne l’applicazione della diplomazia della crescita per favorire l’internazionalizzazione delle imprese italiane nel subcontinente, evidenziando come gli investimenti di Roma fossero aumentati in dieci anni dal 3% al 16% del totale europeo [44]. Tuttavia, il commercio italiano di carattere areale si concentrava prevalentemente su Brasile, Argentina e Messico, i quali ospitavano tre quarti delle società operanti nella regione [45]. Nonostante la presenza di imprese, la crescita delle esportazioni rimaneva contenuta, con una gamma di prodotti ancora limitata a macchinari italiani e materie prime e minerarie latinoamericane [46]. La VI Conferenza, svoltasi sotto la presidenza di Enrico Letta, si focalizzò sull’integrazione latinoamericana e sul rafforzamento delle relazioni nell’ambito della CELAC [47]. La dichiarazione finale dei lavori auspicò un potenziamento della cooperazione culturale, diplomatica, economica e scientifica [48].

La VII Conferenza, tenutasi nel 2015, raccomandò poi un maggiore impegno dei Paesi nel contrasto alla criminalità, nella cooperazione imprenditoriale, nella collaborazione nei settori dell’energia rinnovabile, sulla gestione dei flussi migratori, la lotta al cambiamento climatico e sulla riduzione delle diseguaglianze, incoraggiando, infine, l’IILA nel rafforzamento del dialogo intergovernativo [49]. Il capo del nuovo esecutivo in Italia, Matteo Renzi, mostrò interesse per la regione solo a partire dall’ottobre 2015, quando visitò una serie di Paesi latinoamericani. La visione del segretario del Partito Democratico di allora fu improntata allo sviluppo delle imprese nel subcontinente. Si recò in Cile, Colombia e Perù, collegati all’area del Pacifico, con l’obiettivo di espandere la presenza italiana in altri mercati. Successivamente, il Presidente del Consiglio andò a Cuba, sottolineando il ruolo dell’Europa come partner globale dell’America Latina, indicando l’isola come l’interlocutore più interessante [50]. Inoltre, fu il primo leader europeo a raggiungere l’Argentina dopo la vittoria di Mauricio Macri, contribuendo a riqualificare relazioni precedentemente tese [51]. Dunque, lo scopo italiano era quello di interfacciarsi con più mercati possibili per ottenere profitti strategici. L’Italia firmò anche un memorandum con la Comunità Caraibica (CARICOM), finalizzato alla salvaguardia ambientale [52].

Durante l’esecutivo di Paolo Gentiloni si svolse l’VIII Conferenza, ridotta a una sola giornata rispetto alle due delle precedenti edizioni. Oltre agli argomenti corrispondenti agli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite – in particolare sullo sviluppo sostenibile – si discusse delle crisi interne e dell’intensificazione del dialogo, con la possibilità di intraprendere azioni comuni nel contesto UE-CELAC [53]. I temi ambientali assunsero maggiore rilievo. Con Giuseppe Conte, la direttrice latinoamericana perse nuovamente centralità. Quando in Venezuela Juan Guaidó si autoproclamò Presidente ad interim, l’esecutivo, in controtendenza rispetto alla linea europea e atlantica, decise di non riconoscerlo. Tale scelta si inserisce in continuità con azioni di politica estera italiana improntate a un approccio cauto, riflettendo anche le divergenze interne al governo. La IX Conferenza si concentrò su reti digitali e green economy come strumenti per una crescita sostenibile [54]. I Paesi hanno aderito al documento “Transition toward a circular city. A common vision”, relativo alle strategie per città sostenibili, insieme all’impegno su temi dell’Agenda 2030 e al sostegno delle attività dell’IILA [55]. Le tensioni dei partiti di maggioranza ridussero il potere politico della Conferenza rispetto alle sessioni antecedenti. Durante la pandemia di COVID-19, l’esecutivo ribadì l’intenzione di rilanciare il proprio ruolo di ponte tra le sponde dell’Atlantico [56]. Non solo, l’Italia aveva intenzione di consolidare i meccanismi bilaterali. Un evento di rilievo fu l’invio di medici cubani nella Regione Calabria per supportare le strutture sanitarie locali. La presidenza del G20 rappresentò l’occasione per l’Italia di farsi portavoce dei bisogni del subcontinente [57].

Durante la dirigenza italiana del G20, sotto la guida di Mario Draghi, ebbe luogo la X Conferenza, che gettò il terreno per affrontare le sfide future derivanti dall’emergenza sanitaria. La Dichiarazione Finale non solo ribadì il consolidamento dell’IILA come foro di dialogo privilegiato, ma indicò anche l’intenzione di affrontare le crisi sociali, sostenere gli accordi di associazione regionale, contrastare i cambiamenti climatici e perseguire la transizione verso una produzione energetica sostenibile attraverso azioni comuni [58]. Dunque, nonostante la pandemia, il dialogo italo-latinoamericano continuò ad articolarsi su più livelli. 

Con la vittoria elettorale di Giorgia Meloni, l’Italia ha rafforzato i propri legami con gli Stati sudamericani che presentano una maggiore affinità ideologica, come l’Argentina di Javier Milei, con la quale fu firmato un accordo per attività di ricerca spaziale a Buenos Aires [59]. Inoltre, il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani si recò in Messico (primo destinatario delle esportazioni italiane) per approfondire i rapporti tra le due nazioni [60], confermando nuovamente il commercio areale di Roma. Nonostante accordi firmati dall’IILA, l’attuale esecutivo italiano dedica minore attenzione alla regione, mantenendo fede all’atlantismo. Durante l’XI Conferenza, ad esempio, non era presente nessun capo di Stato latinoamericano, mentre i temi trattati furono quelli ambientale e securitario [61]. Anche nell’ultima edizione non ha partecipato nessun Presidente della regione e nella Dichiarazione Finale si è riconosciuto il successo delle iniziative dell’IILA, ribadendo la necessità di intensificare i legami economici, promuovere lo sviluppo sostenibile e la trasformazione digitale, cooperare in materie di giustizia e sicurezza e combattere la povertà [62]. L’Italia dovrebbe rafforzare l’impegno per il dialogo e cercare di fungere da ponte nell’Atlantico, per non disperdere il lavoro svolto in venti anni di Conferenze. Dopo la cattura del Presidente venezuelano Nicolás Maduro, conseguenza dell’intervento statunitense, Meloni ha dichiarato legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico [63], confermando l’orientamento atlantista del suo governo.

Conclusioni

Dopo la fine della Guerra fredda, la politica estera italiana mostrò un complessivo disimpegno nei confronti dell’America Latina anche se, allo stesso tempo, i governi Prodi, D’Alema e Amato, insieme all’istituzionalizzazione della prima Conferenza Italia-ALC sembrarono avviare una ripresa dei rapporti italo-latinoamericani. La Conferenza nacque come un raccordo economico tra la Regione Lombardia e le nazioni del subcontinente, evolvendosi in una piattaforma di dialogo politico-istituzionale, promossa dal MAECI e dall’IILA, assumendo un ruolo sempre più rilevante. 

Nonostante ciò, nel corso degli Novanta e Duemila, le relazioni con l’area hanno conosciuto fasi alterne. Dopo il 2003, vi furono altri momenti significativi che segnarono il percorso delle relazioni italo-latinoamericane come, ad esempio, il secondo esecutivo Prodi, il quale cercò di rilanciare i rapporti con l’area, ma il progetto fu interrotto a causa della fine prematura della legislatura. Nel 2010 poi vi furono le cinquanta iniziative preparatorie per la V Conferenza dell’anno successivo, e fu affidato all’IILA il ruolo di Segretario permanente delle sessioni. Successivamente, il Governo guidato da Matteo Renzi intrattenne relazioni con diversi Stati, indipendentemente dall’orientamento politico, con l’obiettivo di promuovere gli interessi delle aziende italiane, cercando un indirizzo politico verso l’America Latina.

Vista l’importanza della Conferenza Italia – ALC come strumento di politica estera, il quale è attivo da oltre vent’anni, per l’attuale Governo (nonché anche per i successivi) dovrebbe considerarsi necessario/perentorio il rafforzamento del suo valore nonché centralità nella costruzione e espansioni della cooperazione e del commercio. Il nostro Paese dovrebbe pertanto continuare a consolidare la propria presenza nella regione, perseguendo non solo opportunità economiche, ma anche forme di cooperazione innovative per affrontare le nuove sfide poste dal sistema internazionale.

Note

[1] R. Nocera, “Un patrimonio di rapporti, una politica altalenate: Italia e America Latina dalla fine della Guerra fredda a oggi”, in R. Nocera, P. Wulzer (a cura di), L’America Latina nella politica internazionale. Dalla fine del sistema bipolare alla crisi dell’ordine liberale, Roma, Carocci, 2020, p. 251.

[2] R. Nocera, G. Palamara, “Las relaciones ítalo-latinomericanas. Cambios y continuidades en medio de la incertidumbre mundial”, in E. Tremolada Álvarez (a cura di), Redefinición de agendas y actores en el actual (des)orden internacional, Bogotá, Universidad Externado de Colombia, 2023, p. 623.

[3] Ibidem.

[4] Il Cono Sur è la zona meridionale dell’America Latina che comprende Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay.

[5] M. Izzo, A. Stocchiero, “La cooperazione decentrata italiana in America latina: le ragioni di una presenza”, in Centro Studi di Politica Internazionale, n 36, 2007, p. 13.

[6] Ministero degli Affari Esteri, “Testi e documenti sulla politica estera dell’Italia”, in Ministero degli Affari Esteri, Servizio storico e documentazione, 1996, p. 57

[7] Ivi, pp. 78-79.

[8] Ivi, p. 471.

[9] Ministero degli Affari Esteri, “Testi e documenti sulla politica estera dell’Italia”, in Ministero degli Affari Esteri, Servizio storico e documentazione, 1997, p. 358

[10] Ivi, p. 91.

[11] Ivi, p. 368.

[12] Ivi, p. 448.

[13] P. Wulzer, “Un partenariato davvero strategico? Le relazioni tra Unione Europea e America Latina e i limiti della “politica estera” europea”, in R. Nocera, P. Wulzer (a cura di), L’America Latina nella politica internazionale. Dalla fine del sistema bipolare alla crisi dell’ordine liberale, Roma, Carocci, 2020, pp. 231-232.

[14] R. Nocera, “Un patrimonio di rapporti, una politica altalenate: Italia e America Latina dalla fine della Guerra fredda a oggi”, in R. Nocera, P. Wulzer (a cura di), L’America Latina nella politica internazionale. Dalla fine del sistema bipolare alla crisi dell’ordine liberale, cit., p. 253.

[15] Ministero degli Affari Esteri, “Testi e documenti sulla politica estera dell’Italia”, in Ministero degli Affari Esteri, Servizio storico e documentazione, 2000, p. 223

[16] R. Nocera, G. Palamara, “Las relaciones ítalo-latinomericanas. Cambios y continuidades en medio de la incertidumbre mundial”, in E. Tremolada Álvarez (a cura di), Redefinición de agendas y actores en el actual (des)orden internacional, cit., p. 624.

[17] R. Nocera, “Un patrimonio di rapporti, una politica altalenate: Italia e America Latina dalla fine della Guerra fredda a oggi”, in R. Nocera, P. Wulzer (a cura di), L’America Latina nella politica internazionale. Dalla fine del sistema bipolare alla crisi dell’ordine liberale, cit., p. 254.

[18] Ministero degli Affari Esteri, “Testi e documenti sulla politica estera dell’Italia”, in Ministero degli Affari Esteri, Servizio storico e documentazione, 2001, p. 258

[19] M. Izzo, A. Stocchiero, “La cooperazione decentrata italiana in America latina: le ragioni di una presenza”, in Centro Studi di Politica Internazionale, n 36, 2007, p. 14.

[20] M. Rosti, “Gli argentini in Italia e il Bicentenario dell’indipendenza argentina”, in Rivista dell’Istituto di Storia dell’Europa Mediterranea, n. 6, 2011, p. 637.

[21] Periodo in cui diversi Paesi dell’America Latina elessero governi di sinistra. Questa fase fu inaugurata da Hugo Chávez.

[22] United Nations Conference on Trade and Development

[23] Ministero degli Affari Esteri, “Testi e documenti sulla politica estera dell’Italia”, in Ministero degli Affari Esteri, Servizio storico e documentazione, 2001, pp. 466-467

[24] R. Nocera, “Un patrimonio di rapporti, una politica altalenate: Italia e America Latina dalla fine della Guerra fredda a oggi”, in R. Nocera, P. Wulzer (a cura di), L’America Latina nella politica internazionale. Dalla fine del sistema bipolare alla crisi dell’ordine liberale, cit., pp. 256-257.

[25] I Conferenza Nazionale sull’America Latina, in Conferenze Italia America Latina e Caraibi, 2003, p. 1

[26] Ivi, pp. 2-7.

[27] R. Nocera, “Italia-America Latina: dal post-Guerra fredda alle Conferenze Italia-ALC”, in De Europa, vol. 5, n. 1, 2022, p. 128.

[28] Ministero degli Affari Esteri, “Testi e documenti sulla politica estera dell’Italia”, in Ministero degli Affari Esteri, Servizio storico e documentazione, 2003, p. 442

[29] L’IILA nacque nel 1966 per volontà del Ministro degli Esteri Amintore Fantani, con l’obiettivo di creare un’organizzazione di carattere intergovernativo e personalità giuridica, concepita come un’iniziativa strategica verso il subcontinente.

[30] 40° Anniversario della fondazione, in Istituto Italo-Latino Americano, 2006, p. 10

[31] Ibidem.

[32] Ivi, p. 89.

[33] Cespi, “L’Italia e l’America latina. Insieme verso il futuro”, in Osservatorio di Politica Internazionale, n. 46, 2012, p. 3.

[34] R. Nocera, G. Palamara, “Las relaciones ítalo-latinomericanas. Cambios y continuidades en medio de la incertidumbre mundial”, in E. Tremolada Álvarez (a cura di), Redefinición de agendas y actores en el actual (des)orden internacional, cit., p. 626.

[35] M. Zupi, “La realtà latinoamericana e le relazioni con l’Italia”, in Osservatorio di Politica Internazionale, n. 82, 2013, p. 26.

[36] R. Nocera, “Italia-America Latina: dal post-Guerra fredda alle Conferenze Italia-ALC”, cit., p. 129.

[37] “Cronologia della politica estera italiana. Gennaio-dicembre 2010, in Istituto Affari Internazionali, 2011, p. 31

[38] “L’Italia e l’America latina. Insieme verso il futuro”, cit., p. 4.

[39] R. Nocera, “Un patrimonio di rapporti, una politica altalenate: Italia e America Latina dalla fine della Guerra fredda a oggi”, in R. Nocera, P. Wulzer (a cura di), L’America Latina nella politica internazionale. Dalla fine del sistema bipolare alla crisi dell’ordine liberale, cit., p. 259.

[40] V Conferenza Italia-America Latina e Caraibi. Conclusioni della Presidenza, in Conferenza Italia America Latina e Caraibi, 2011, p. 2

[41] Ibidem.

[42] V Conferenza Italia-America Latina e Caraibi. Considerazioni finali del Sottosegretario agli Affari Esteri Prof. Enzo Scotti, in Conferenza Italia America Latina e Caraibi, 2011, p. 4

[43] R. Nocera, “Italia-America Latina: dal post-Guerra fredda alle Conferenze Italia-ALC”, cit., p. 129.

[44] Ivi, p. 130.

[45] R. Nocera, “Un patrimonio di rapporti, una politica altalenate: Italia e America Latina dalla fine della Guerra fredda a oggi”, in R. Nocera, P. Wulzer (a cura di), L’America Latina nella politica internazionale. Dalla fine del sistema bipolare alla crisi dell’ordine liberale, cit., pp. 260-261.

[46] Ivi, p. 262.

[47] Comunidad de Estados Latinoamericanos y Caribeños. Nata nel 2011 per promuovere l’integrazione culturale, economica, politica e sociale della regione, diventa parte portante del dialogo con l’Unione Europea.

[48] Dichiarazione Conclusiva. VI Conferenza Italia-America Latina e Caraibi, in Conferenza Italia America Latina e Caraibi, 2013, pp. 2-3

[49] Atti della VII Conferenza Italia-America Latina e Caraibi, in Conferenza Italia America Latina e Caraibi, 2013, pp. 172-175

[50] R. Livi, “La grande «bellezza» di Renzi all’Avana”, in Il Manifesto, 29/10/2025

[51] R. Nocera, “Un patrimonio di rapporti, una politica altalenate: Italia e America Latina dalla fine della Guerra fredda a oggi”, in R. Nocera, P. Wulzer (a cura di), L’America Latina nella politica internazionale. Dalla fine del sistema bipolare alla crisi dell’ordine liberale, cit., p. 264.

[52] “L’Italia rilancia la cooperazione con la Caricom”, in Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, 15/12/2015

[53] Dichiarazione Finale VIII Conferenza Italia-America Latina e Caraibi, in Conferenze Italia America Latina e Caraibi, 2017, pp. 1-3

[54] “IX Conferenza Italia-America Latina e Caraibi. Insieme per una crescita sostenibile”, in Istituto Italo-Latino Americano, 30/09/2019

[55] “Dichiarazione Finale. IX Conferenza Italia-America Latina e Caraibi”, in Conferenza Italia America Latina e Caraibi, 2019, pp. 3-4

[56] R. Nocera, G. Palamara, “Las relaciones ítalo-latinomericanas. Cambios y continuidades en medio de la incertidumbre mundial”, in E. Tremolada Álvarez (a cura di), Redefinición de agendas y actores en el actual (des)orden internacional, cit., p. 634.

[57] Ibidem.

[58] “Dichiarazione Finale. X Conferenza Italia-America Latina e Caraibi”, in Conferenza Italia America Latina e Caraibi, 2021, pp. 2-4

[59] A. Marrone, “Le politiche di sicurezza e di difesa”, in L. Goretti, M. Valensise (a cura di), L’Italia nel mondo instabile, in Istituto Affari Internazionali, 2026, p. 53.

[60] “Missione del Ministro Tajani in Messico”, in Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, 21/05/2025

[61] “IILA e la XI Conferenza Italia-America Latina e Caraibi. 13 ottobre 2023”, in Istituto Italo-Latino Americano, 17/10/2023

[62] “XII Conferenza Ministeriale Italia – America Latina e Caraibi – Dichiarazione Finale”, in Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, 07/10/2025

[63] “Sviluppi sulla situazione in Venezuela”, in Palazzo Chigi, 03/01/2026

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