L'Italia e l'Arabia Saudita: Amicizia 2.0

di Or Yacobi

Abstract

Quest’analisi intende analizzare la nuova fase delle relazioni italo-saudite inaugurata nel 2025, una vera e propria “partnership strategica” con enormi potenzialità. Il rafforzamento delle relazioni bilaterali fra Arabia Saudita e Italia, nel settore energetico e in quello della difesa, potrebbe garantire all’Italia una serie di importanti vantaggi sia nel settore dell’influenza che in quello diplomatico-industriale, costituendo, nonostante le differenze culturali, un ponte importante fra l’Italia e una regione dall’alta valenza strategica.  La prima parte si concentra sui motivi che hanno incentivato e favorito l’avvicinamento dei due paesi mentre la seconda focalizza l’attenzione sulle iniziative diplomatiche già suggellate da accordi e memorandum, fornendo una panoramica delle azioni concrete intraprese fino ad ora. Le conclusioni sono dedicate alle potenziali criticità che potrebbero coinvolgere le relazioni bilaterali italo-saudite, con uno sguardo all’attualità e ai potenziali scenari futuri.

Volume dell’Ambasciata d’Italia a Ryad dal titolo: ‘Italia – Arabia Saudita. Novant’anni di relazioni diplomatiche (1932-2022)”. Fonte: Gazzetta Diplomatica

Dove si incontrano Roma e Riyadh?

Le relazioni tra l’Italia e l’Arabia Saudita hanno radici lontane: è infatti del 1932 il primo Trattato d’amicizia tra le parti e allo stesso anno risale un accordo commerciale. Dagli anni Trenta del secolo scorso le due parti hanno intrattenuto relazioni bilaterali caratterizzate da un alto livello di collaborazione per ben oltre 80 anni [1]. Questo rapporto, molto rilevante dal punto di vista strategico, non è affatto intuitivo: da un lato la Repubblica Italiana, laica, appartenente al blocco occidentale e forte promotrice dei valori di quest’ultimo. Dall’altro l’Arabia Saudita, monarchia assoluta di stampo religioso (specificatamente di confessione islamica wahabita, corrente religiosa nata proprio in Arabia Saudita nel diciottesimo secolo [2]), con una storia di lunghe e proficue relazioni con l’occidente ma con connotazioni culturali e politiche talvolta molto differenti da questo. In questo contributo la relazione fra Italia e Arabia Saudita verrà analizzata con particolare riguardo agli ambiti della difesa e dell’energia e ai punti di intersezione che riguardano entrambi i settori. L’obiettivo è quello di comprendere se esistono e di quale natura sono gli interessi che i due attori condividono e quali potrebbero essere dei punti di raccordo, tenendo sempre presenti le esigenze e gli interessi nazionali.

Per quanto riguarda l’Arabia Saudita, lo stato dell’arte in entrambe le sfere è considerevolmente complesso. Sul piano militare, la priorità principale per i sauditi è rappresentata dalla gestione della contrapposizione con l’Iran, avversario ideologico shiita di un’Arabia Saudita che, da sempre, aspira a coltivare e mantenere il ruolo di leader del “campo sunnita moderato” ed espandere la propria influenza nella regione. Seconda priorità, non per importanza, è il “micro-conflitto” con gli Houti yemeniti, gruppo shiita, parte della strategia di influenza tramite entità proxy di Teheran.

In questo fronte conflittuale bicefalo che vede l’Arabia Saudita contrapporsi all’Iran in uno scontro regionale e contro gli Houti in un conflitto asimmetrico, l’obiettivo principale per la monarchia saudita è quello di mantenere e radicare la propria posizione come principale rappresentante - nella regione - del blocco sunnita moderato. Per raggiungerlo, Riyadh ha adottato due strategie: in politica estera ha adottato una postura aperta e dialogante con il mondo extra-islamico, combinando la promozione di una narrazione incentrata su un’idea di Islam moderato ad una forte condanna contro l’Islam radicale. Tale lotta viene estesa anche alla dimensione di politica interna dove l’Islam radicale viene  percepito come una pericolosa minaccia per la stabilità della monarchia, una minaccia - di fatto - esistenziale (nello specifico, nel mirino dei sauditi vi è in maniera specifica il movimento della “Fratellanza Musulmana” [3] estremamente influente durante la Primavera Araba e fortemente sostenuto da un altro importante competitor dell’Arabia Saudita, ossia il Qatar). Su questo punto è importante fare un richiamo alle vicende che hanno coinvolto l’Arabia Saudita nel periodo delle primavere arabe. Nel 2011, infatti, la monarchia saudita ha rischiato di essere coinvolta nella lunga ondata di conflitti interni che hanno coinvolto molteplici stati dell’area e che hanno “infiammato” le piazze principali del Medio Oriente con controversie su diritti umani, democrazia e mercato del lavoro. Nonostante tale rischio sia stato scampato grazie anche ad un’efficace forma di sorveglianza e controllo, Riyadh ha assistito ad una progressiva espansione dell’influenza della Fratellanza Musulmana nell’intera regione: dal breve governo affiliato alla Fratellanza poi sostituito dall’attuale presidente Abdel Fattah al-Sisi alla rivoluzione promossa in Tunisia. La risposta nel 2014 fu netta: la Fratellanza Musulmana venne ufficialmente bandita in Arabia Saudita e considerata gruppo terroristico. Nonostante ciò, da allora, l’attività di monitoraggio interno, per la monarchia, è rimasta una priorità di sicurezza interna ed esterna fondamentale, da combinarsi, chiaramente, con gli obiettivi di politica estera in un contesto regionale, nel quale ciò che succede al di fuori del contesto nazionale ha statisticamente un effetto anche sulla tenuta degli equilibri interni dei singoli paesi.

Per quanto riguarda il secondo ambito, quello energetico, l’Arabia Saudita ha come principale obiettivo quello di ridurre la propria dipendenza economica dal petrolio, uno dei principali obiettivi dell’ambizioso piano “Vision 2030”, promosso dal principe Mohammad Bin Salman [4]. La finalità di quello che è percepito come il gioiello del principe è quella di: “(...) diversificare l’economia, potenziare i cittadini, creare un ambiente vibrante per investitori locali ed internazionali, e stabilire l’Arabia Saudita come leader globale” [5]. Questo piano è basato su tre pilastri: una società vibrante, un'economia prospera e una nazione ambiziosa [6]. Questi obiettivi hanno una traiettoria ben definita dal governo e toccano diversi aspetti: la ricostruzione del governo, riforme in chiave manageriale delle agenzie governative, un ambizioso programma di ristrutturazione del bilancio fiscale, un ampio programma di privatizzazione di asset governativi, e la trasformazione strategica di Saudi Aramco (Saudi Arabian Oil Company), colosso globale nel settore energetico. Tutti questi elementi programmatici hanno come obiettivo strategico quello di promuovere un’enorme riforma strutturale dell’Arabia Saudita e del complesso delle sue infrastrutture strategiche e governative, preparando la monarchia ad affrontare le sfide future sia in ambito regionale, sia a livello internazionale e anche dal punto di vista energetico in quanto sussiste l'impellente necessità di slegarsi sempre più dal mercato del petrolio.

Il problema della dipendenza saudita dal petrolio infatti è un elemento estremamente determinante nella definizione delle politiche saudite. Nel 2017 KPMG ha pubblicato un rapporto in cui il piano “Vision 2030” è stato analizzato alla luce dell’importanza del petrolio per l’economia saudita, tramite dati forniti dal governo saudita stesso [7].

Da questo grafico, desunto dal rapporto sopra citato, è evidente quanto il petrolio incida sulle entrate complessive del sistema saudita. Tuttavia, essendo una risorsa per cui è possibile ipotizzare e prevedere una riduzione progressiva del livello di approvvigionamento, Mohammad Bin Salman, con il suo piano Vision 2030, intende quantomeno ridimensionare il valore e il peso specifico del greggio nell’economia saudita, modificando il profilo energetico nazionale tramite la trasformazione di ARAMCO in un conglomerato industriale multisettoriale invece che basato sul petrolio. In questo senso, l’Arabia Saudita si prepara ad effettuare consistenti investimenti verso altri settori con l’obiettivo combinato di diversificare la propria  economia e aumentare le esportazioni non-petrolifere, portando il PIL generato da esportazioni non-petrolifere dal 16% al 50%.

Per quanto concerne l’altro versante del bipolio, ossia l’Italia, è ragionevole supporre che Roma sia cosciente degli interessi e delle velleità saudite [8]. Nello specifico, si è consapevoli che la monarchia saudita potrebbe essere un partner commerciale ed industriale strategico e dalle potenzialità di medio e lungo periodo estremamente rilevanti alla luce di quanto emerge dall’analisi. Inoltre, un dialogo con l’Arabia Saudita potrebbe rivelarsi di primaria importanza per permettere alla Repubblica Italiana di acquisire un ruolo da protagonista nelle relazioni euro-arabe e con il mondo islamico in generale. A dimostrare la volontà di assumere questa postura, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nel gennaio del 2025, durante la sua visita a Riyadh, ha affermato: "Il mio auspicio è che questa visita possa aprire una fase completamente nuova nella nostra partnership. Non è un caso che oggi abbiamo firmato la nostra volontà comune di elevare la nostra relazione bilaterale al livello di una partnership strategica. Secondo me c'è una differenza tra il semplice acquisto o vendita di qualcosa e la vera cooperazione [9]."

Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Principe ereditario Mohammed bin Salman, Al-Ula, Arabia Saudita 26 gennaio 2025. Origine: Fanpage

Dal punto di vista diplomatico ed economico, l’Italia potrebbe trovare interessante non solo stipulare degli accordi politici e di cooperazione bilaterale con il potenziale partner saudita, ma anche trovare una strada per permettere un’espansione del mercato italiano nel Golfo, privilegiando aziende - come Leonardo - che potrebbero effettivamente acquisire fattivamente fette importanti del mercato della regione. Del resto, il settore della cooperazione economico-industriale può essere considerato uno dei principali strumenti per diffondere il soft power italiano nell’area.

Coerente con questa intuizione analitica sembra essere la recente dichiarazione di Roberto Cingolani, amministratore delegato di Leonardo, che a gennaio del 2025 ha dichiarato: “(...)è molto attraente l’idea di portare qui delle filiere di costruzione del settore aeronautico (...) stringere delle collaborazioni industriali di lungo termine, non semplicemente commerciali”... “questo del Golfo è un mercato enorme, quindi abbiamo assolutamente l’interesse che le partnership industriali crescano, perché poi questo mercato si apre per il futuro con numeri che non sono concepibili in Europa” [10]. 

Inoltre, sempre in un’ottica di espansione d’influenza e relazioni nell’area del Golfo, un rafforzamento delle relazioni tra Italia e Arabia Saudita potrebbe garantire alla prima un canale preferenziale con un interlocutore simbolicamente importante. Infatti, l’Arabia Saudita, rappresenta,  in Medio Oriente, un punto di riferimento religioso importantissimo sia perché  custode della Kaaba [11] alla Mecca, considerata il luogo più sacro dell’Islam ed importante meta di pellegrinaggio (Hajj [12]) per i musulmani, sia per il suo ruolo di leader della comunità sunnita.

Difesa ed Energia: pilastri di una nuova fase delle relazioni italo-saudite

Tenendo in considerazione l’overview degli interessi strategici dell’Italia e dell’Arabia Saudita, si proverà - in questa sede -  ad analizzare come l’Italia e l’Arabia Saudita potrebbero cementare una collaborazione bilaterale efficace ed efficiente che possa permettere ad entrambi i paesi di acquisire un vantaggio relativo e potenziale sia in termini regionali che internazionali.

Per quanto riguarda il settore energetico, degno di nota è stato l’incontro tenutosi  il 14 gennaio a Riyadh durante il “Future Minerals Forum” fra il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin ed il suo collega saudita Abdulaziz Bin Salman Al-Saud. In questa occasione i membri del governo italiano e il paritetico saudita hanno “sottoscritto un Memorandum d’intesa per la cooperazione nel settore energetico” [13] che ha come obiettivo quello di “rafforzare la cooperazione su transizione e sicurezza energetica (...) energie rinnovabili, la riduzione delle emissioni di metano…” ed altre tematiche in ambito energetico come l’idrogeno rinnovabile e a basse emissioni, lo stoccaggio e utilizzo della CO2. Riguardo alla questione ambientale, il Memorandum tiene conto, inoltre, “degli obiettivi di Parigi e dell’Agenda 2030” in un orizzonte temporale di cinque anni. Contestualmente è stato ribadito che l’Italia sta “consolidando il suo ruolo di ‘hub’ energetico e ponte tra Europa e Africa”, traiettoria coerente con l’insieme di politiche internazionali dell’Italia e che coinvolgono, in una prospettiva di più ampio respiro, Africa e Medio Oriente. In questo senso è importante sottolineare qui che un rafforzamento delle relazioni con i sauditi potrebbe essere letto proprio come un corollario dell’attuazione del Piano Mattei, insieme di strategie politiche che intende incrementare il raggio d’azione e di influenza della Repubblica Italiana nei paesi del Mediterraneo allargato e oltre.

Il Ministro Gilberto Pichetto Fratin col Ministro dell’Energia Saudita Abdulaziz bin Salman Al-Saud al “Future Minerals Forum”, Riyadh, Arabia Saudita, 14 gennaio 2025. Origine: Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica d’Italia

Inoltre, il ministro italiano ha annunciato che sarà nominato un rappresentante permanente del Ministero dell’Ambiente presso l’International Energy Forum (IEF), situato nella capitale saudita e che ha come scopo quello di essere un luogo di dialogo neutro ed intergovernativo per lo sviluppo, la gestione e la sicurezza in ambito energetico [14]. Questa mossa rappresenta, implicitamente, un invito ai sauditi a stringere un rapporto che abbia un “collegamento diretto” sul territorio.  

In questo contesto si inserisce anche il memorandum firmato durante la visita della Presidente del Consiglio a Riyadh già citata e che coinvolge la Snam e Acwa Power (azienda saudita) e che ha l’obiettivo di creare una catena di fornitura di idrogeno verde dalla monarchia all’Italia [15]. Questa iniziativa può essere considerata anche da un punto di vista più ampio, considerando una prospettiva europea, vista la crisi tra Europa e Russia per la guerra in Ucraina, che ha condotto ad una progressiva riduzione dell’utilizzo dell’energia russa, inducendo gli Stati membri dell’Unione Europea a cercare fonti alternative per il soddisfacimento dei propri bisogni energetici. La soluzione congiunta con i sauditi non va a beneficiare solo l’Italia: il progetto, infatti, concerne una complessa infrastruttura, denominata SoutH2 Corridor, che parte dal Nord Africa percorrendo un tratto di 3.300 KM e che dovrebbe raggiungere l’Europa centrale attraversando Italia, Austria e Germania. In questo contesto, l’Arabia Saudita avrebbe l’opportunità di sviluppare un importante terminale di importazione dell’ammoniaca verso l’Italia, con l’intento di facilitare la consegna dell’idrogeno verde attraverso il corridoio sopracitato [16].

In ambito difesa, la partnership italo-saudita poggia su una robusta intesa su vari fronti. Uno di questi è quello della cybersecurity, un settore di altissima priorità nell’arena della geopolitica internazionale. Infatti, in questa partnership viene coinvolta l’Agenzia Nazionale per la Cybersecurity italiana, riconosciuta come un’eccellenza che detiene un know-how e l'expertise per affrontare diverse tipologie di minacce cibernetiche [17]. In questo contesto, l’obiettivo è quello di lavorare congiuntamente per migliorare la difesa saudita nella protezione delle infrastrutture critiche (obiettivo peraltro citato nella Vision 2030 di Mohammad Bin Salman nella parte programmatica relativa al processo di digitalizzazione della monarchia). 

In aggiunta, Lo scorso novembre, il giornale Ashraq Al-Awsat saudita ha pubblicato un’intervista con l’ambasciatore italiano a Riyadh, Carlo Baldocci, in cui quest’ultimo ha annunciato che l’Italia sarebbe: “(...) pronta ad espandere la cooperazione con l’Arabia Saudita in modo pienamente allineato con la Vision 2030 della monarchia” includendo appunto il settore Cyber [18]. Questa dichiarazione è molto indicativa del rapporto italo-saudita e di come vuole essere costruito e coltivato. L’Italia infatti vuole essere parte integrante e attiva del progetto Vision 2030 che rappresenta,, non solo un elemento strategico e di pianificazione per l’implementazione di politiche all’interno dei confini nazionali, ma anche un possibile nuovo ponte verso potenziali partner internazionali, proprio come l’Italia.

Coerente con questa linea è anche il memorandum firmato da Leonardo e dal governo saudita relativo alla collaborazione nei settori aerospaziali e della difesa. Nello specifico, un progetto di particolare interesse è il Global Combat Air Programme (GCAP), progetto congiunto dell’Italia, Gran Bretagna e Giappone per la fabbricazione di nuovi caccia da combattimento [19]. Tale progetto è sintomo che induce a ritenere che  l’Arabia Saudita abbia intenzione dirottare parte dei propri investimenti nel settore militare, con il fine di rafforzare il proprio ruolo di potenza militare nel contesto mediorientale. Questa tesi  di politica economica e di difesa viene ulteriormente rafforzata dal successo ottenuto di recente con l’amministrazione Trump, ovvero l’acquisto di una partita di F-35 destinati appunto all’Arabia Saudita [20].

Finché morte non ci separi? Criticità oltre le potenzialità.

Dopo aver analizzato questa nuova fase delle relazioni italo-saudite e gli accordi che hanno promosso una concreta evoluzione nei rapporti bilaterali dei due paesi, è doveroso sottolineare quelle che potrebbero essere delle potenziali criticità nella prosecuzione di tali rapporti. 

In primis, la questione del conflitto israeliano-palestinese. Da un punto di vista ufficiale sembra che non ci siano particolari disaccordi fra le parti come riportato anche da fonti della Presidenza del Consiglio dei Ministri, la quale, ad agosto, ha pubblicato un documento relativo al dialogo intercorso fra il Presidente del Consiglio, Giorgia  Meloni, ed il monarca saudita, Mohammad Bin Salman, caratterizzato da una volontà comune di raggiungere un accordo sulla soluzione dei due Stati. Tuttavia, concretamente, attualmente non vi è stato un contributo pratico da parte dei due Paesi per il raggiungimento di tale soluzione. È molto probabile che il governo di B. Netanyahu, da sempre contrario alla creazione di uno stato palestinese, possa arrivare a creare diversi presupposti per scontri diplomatici di difficile gestione con buona parte degli attori internazionali che si faranno concretamente promotori della soluzione dei due Stati [21]. In questo senso, l’Arabia Saudita potrebbe costituire un elemento cardine di pressione ed influenza sia a livello regionale, sia più specificatamente nei confronti del mondo islamico. 

Il Principe ereditario Mohammad bin Salman e il Vicepresidente dell’Autorità Palestinese Hussein Sheikh, Jeddah, Arabia Saudita, 8 maggio 2025. Fonte: Anadolu Ajansı 

In questo contesto infatti l’Italia si troverà a dover fare scelte difficili: da un lato un alleato strategico con potenzialità enormi in vari settori; dall’altro, un partner considerato pienamente occidentale, Israele, estremamente legato politicamente agli Stati Uniti, altro alleato storico dell’Italia. In tale contesto Roma potrà e probabilmente procederà con una politica estera in grado di collocarla in una posizione mediana ma, nel caso di una concretizzazione di una soluzione politica al conflitto, sarà costretta a scegliere quale posizione sostenere, danneggiando conseguentemente le relazioni con una delle due controparti. In questa equazione, l'Arabia Saudita non cambierà sostanzialmente direzione mentre in Italia ed Israele, soprattutto in Israele, le eventuali elezioni potrebbero indurre cambiamenti significativi nella traiettoria che assumerà la politica estera, determinando così potenziali variazioni di proiezione considerevoli.

Finché il contesto geopolitico globale rimarrà connotato da tensioni per ora principalmente latenti in settori diversi da quello della guerra convenzionale, l’Italia e l’Arabia Saudita avranno un ampio spazio di manovra per gestire le proprie relazioni, sia bilateralmente sia in ambito regionale. Nonostante ciò, però, in un potenziale scenario di escalation, ogni parte dovrà prendere, almeno ufficialmente, una posizione netta. 

Un’altra questione rilevante è l’avvicinamento della monarchia saudita alla Cina e alla Russia. Nel contesto globale, tra Occidente ed Oriente, che vede gli USA contro la Russia nella lotta per l’acquisizione del primato militare e come antagonisti nella questione della guerra in Ucraina e, contemporaneamente, lo scontro in ambito economico fra gli Stati Uniti e la Cina, che ha visto un’escalation con il secondo mandato di Trump, il posizionamento dell’Arabia Saudita potrebbe determinare un cambiamento degli equilibri internazionali, se non a livello globale a livello regionale, anche in termini di influenza.

L’ordine mondiale conosciuto dal secondo dopoguerra è nel pieno di una trasformazione radicale con un risultato lontano dall’essere definitivo. Per l’Italia l’ostacolo potrebbe presentarsi nell’ipotesi in cui i blocchi contrapposti dovessero assumere una natura ben definita, in questo senso se l’Arabia Saudita non dovesse scegliere di sostenere l’Occidente, l’Italia forse sarà costretta a prendere le distanze. Il Paese arabo , infatti,si trova in una posizione peculiare: esso mantiene una postura fortemente legata ai Paesi occidentali, ma rivolge uno sguardo attento e vigile anche verso oriente, ossia verso la Russia e la Cina, attraverso la dottrina del “multi-allineamento”, esercitando la propria diplomazia in ottica pragmatica e consapevole per affrontare un ordine mondiale in piena trasformazione [22].

L’Italia, nel coltivare le relazioni bilaterali con la controparte, dovrà inevitabilmente tenere conto di questa prospettiva per crearsi non solo delle opportunità strategiche ma anche per mantenere il proprio posizionamento nel blocco culturale, politico e internazionale di riferimento.

Riferimenti

[1] Pizzigallo, M. (2013). History of an 80-year-long friendship: Italy-Saudi Arabia 1932-2012. In S. Colombo (Ed.), Italy and Saudi Arabia: Confronting the challenges of the XXI century (pp. 17–35). Nuova Cultura.

[2] Enciclopedia Britannica

[3] Per approfondire sulla Fratellanza Musulmana: Enciclopedia Britannica

[4] Governo dell’Arabia Saudita, “ Saudi Vision 2030”, 2016

[5] Governo dell’Arabia Saudita, “ Saudi Vision 2030”, 2016

[6] Governo dell’Arabia Saudita, “ Saudi Vision 2030”, 2016, p.13

[7] KPMG. (2017, March). Saudi Vision 2030: Life after oil? KPMG Corporate Intelligence

[8] Presidenza del Consiglio dei Ministri, “Relazione Annuale 2025 sulla Politica dell’Informazione per la Sicurezza”, 2025

[9] Il Sole 24 Ore, “Meloni: Elevata la relazione bilaterale con l’Arabia Saudita a partnership strategica”, 26 gennaio 2025

[10] Il Sole 24 Ore, “Dalla difesa all’energia: ecco gli accordi con l’Arabia Saudita da 10 miliardi”, 27 gennaio 2025

[11] Enciclopedia Britannica

[12] Enciclopedia Britannica

[13] Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, “Energia: firmato a Riad un memorandum tra Italia e Arabia Saudita”, 14 gennaio 2025

[14] International Energy Forum Website

[15] Energia & Mercato, “Accordo strategico tra Italia e Arabia Saudita: c'è anche l'Energy”, 27 gennaio 2025

[16] Energia & Mercato, “Accordo strategico”

[17] Haris Today, “Arabia Saudita e Italia Rafforzano la Cooperazione in Materia di Cybersecurity”, 3 marzo 2025

[18] Asharq Al-Awsat, “Italy Says It Is Ready to Deepen Defense Cooperation with Saudi Arabia”, 23 novembre 2025

[19] Il Sole 24 Ore, “Dalla difesa all’energia”

[20] Mike Stone, “US F-35 jets to be sold to Saudi Arabia to lack Israel's advanced features”, Reuters, 19 Novembre 2025

[21] Ambasciata d’Italia a Riad, “Colloquio Telefonico del Presidente del Consiglio con il Principe Ereditario e Primo Ministro dell’Arabia Saudita”, 12 agosto 2025

[22] Layla Ali, “From Dialogue to Diplomacy: Saudi Arabia’s Pursuit of Regional Stability Through Multilateral Diplomacy”, Gulf Research Center, Commentary, 23 ottobre 2025

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